HUMAN SHADES

Vecchio

Aldo vive come ospite in una RSA. Attende ogni giorno i propri cari affacciato alla finestra della sua stanza. Il giorno del suo compleanno ci sarà una sorpresa per alleviare la sua solitudine. Un regalo speciale sarà la giusta ricompensa per tutti i sacrifici fatti in una vita intera.
«Ci si sente meno soli quando si è circondato
da sola ipocrisia».
Dino Lopardo
DIRECTOR: Dino Lopardo
COUNTRY OF ORIGIN: Italy
PROJECT TYPE: Short


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Dino Lopardo - Director, Writer, Producer

Amelia Di Corso - Producer, Key Cast

Teatro L'Avvelenata -  - Producer

Leo Gullotta - Key Cast

Miriam Palmarella - editing

Emanuele Pasquet - dop

Vincenzo Di Natale - color

Fabio D'Onofrio - original score

Stella Piacentini - set decorator

Michele Priore - fonico di presa diretta

Jacopo Angelini - aiuto regia

Giulia Pera - assistente di produzione

Alessandro Romiti - mix and sound design

Valentina Bruno - make up, costumi

Patroclo Film - Co-produzione

Andrea Liserre - storyboard e calligrafie

Amos Maccanti - assistente operatore




A word from the artist…

«Chi è felice nella solitudine, o è una bestia selvaggia o un dio» diceva Aristotele. «La morte non arriva con la vecchiaia, ma con la solitudine» sosteneva invece Gabriel Garcia Marquez. Queste due importanti citazioni hanno aperto uno spunto di riflessione che mi ha spinto a lavorare su questo progetto: “VECCHIO”.
Forse in senso dispregiativo si collega questo termine a un qualcosa di obsoleto, desueto, inutile, all’ultimo ciclo di vita. Un anziano resta sempre di sasso quando si sente seriamente dare del vecchio per la prima volta. Infatti Aldo, il protagonista di questa storia, percepisce profondamente un senso di inutilità. Solo il ricordo può alleviare il suo stato di angoscia e solitudine.
Il tema centrale infatti è propriamente la SOLITUDINE (per gli anziani la solitudine è una prigione a cielo aperto, vista come uno stato emotivo negativo che si presenta quando avviene una discrepanza tra le relazioni che si desidererebbe possedere e quelle che si percepisce di avere nella realtà). La solitudine quindi, di un uomo abbandonato in una RSA dai propri cari. Un senso di abbandono estremo. Questo tema è forse oggi più sentito a causa degli avvenimenti storici.
Gli altri elementi attraversati sono: VICINANZA (desiderio incompiuto totalmente in senso fisico da parte dei propri cari), RICORRENZE (eventi, avvenimenti importanti che per consuetudine portano alla vicinanza toccando anche stadi di IPOCRISIA. La ricerca del SOLLIEVO (legato questo però al senso di fine) rappresenta l’unica ancora di salvezza. Toccante è la coscienza del proprio declino e dell’avvicinarsi alla morte.
Inizialmente avevo pensato a una drammaturgia per un atto unico teatrale però in un secondo momento ho sentito che il mezzo cinematografico potesse essere più potente e incisivo perché Aldo, il protagonista di questa vicenda, sarà solo, catapultato nell’illusione di una presunta vicinanza; ricercare i propri cari e al tempo stesso perderli. La ricerca e la perdita sono due elementi contrastanti ma al tempo stesso edificatori. Mi sono sempre chiesto il senso di assistere una persona anziana dopo la dipartita di mio nonno.
Cosa significa essere anziani oggi? Forse mortificare la propria debolezza pur conservando però dignità e compostezza preparandosi serenamente alla fase finale della loro vita.
L’aspetto sonoro e musicale gioca un ruolo fondamentale in questo lavoro. Le colonne sonore composte appositamente dal M° D’Onofrio sono frutto di una ricerca su elementi di tradizione (fisarmonica e pianoforte) da un verso e innovazione dall’altro (synth).
La sintesi sui relativi dialoghi e soprattutto l’assenza di battute del protagonista ha permesso di focalizzare l’attenzione sul suono ambientale inteso come essenza di vuoto che molto si collega all’anima del protagonista.
Dal punto di vista del ritmo e del montaggio avere dei tempi dilatati è fondamentale per proiettare lo spettatore nella dimensione del protagonista: “Qui il tempo non passa mai”.



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